![]() Niente dice più romagna di questo pane nostro... questo è un simbolo che dice devozione alla nostra terra. G. Pascoli La piadina romagnola ha origini antichissime e profondamente legate alla storia della gente di Romagna. La Piada - "pane" di vecchissima tradizione - nel corso del tempo si è trasformato da modello e simbolo della vita rustica e campagnola ad esempio della capacità trasformista di un cibo di ricrearsi un'identità nella società dei consumi ovvero da pane dei poveri a prodotto industriale di largo consumo. Se ieri la piada era il cibo dei poveri, oggi viene apprezzata anche dai palati più raffinati. La piadina romagnola è stata ispiratrice poetica di letterati famosi, come Aldo Zama, Aldo Spallicci, Marino Moretti e Giovanni Pascoli che, nato in terra di Romagna, tesse un elogio della piadina, alimento antico quasi quanto l'uomo. Il termine piada è stato ufficializzato per merito di Giovanni Pascoli il quale italianizzò la parola romagnola "piè" in questo termine; inoltre va sottolineato come il Pascoli definisce lo schietto pane cotto sulla teglia "il pane nazionale dei Romagnoli" creando una binomio indissolubile tra Piadina e Romagna oltre ad una identificazione della Piadina con la Romagna e viceversa. Come si diceva più sopra la piada affonda le sue radici nella storia della Romagna sin dall'antichità. La piadina nell'italia antica Gli abitanti delle palafitte lombarde del 1200 a.C. mangiavano focacce azzime cotte su lastre sferiche arroventate, e gli stessi Etruschi consumavano abitualmente un pane azzimo detto "farinata" e del tutto simile alla piada romagnola. La piadina nell'antica Roma Sotto l'influenza etrusca anche i romani appresero l'abitudine alimentare della "farinata", ma sarà solo dopo il II d.C. sec quando la farina di grano prese il posto del farro o dell'orzo che divenne abito alimentare consolidato (soprattutto tra i legionari) prepararsi la propria quotidiana "piadina", realizzata impastando farina di grano, acqua e sale. I dischi di 20-25 cm. venivano poi cotti su un testum di terracotta di cui a Sarsina si trovano alcuni esemplari originali. Se non ancora proprio di piadina comunque si può parlare di un pane azzimo molto simile a questa e molto diffuso nella Roma antica. Come la piada romagnola anche questo pane non veniva consumato mai da solo ma accompagnato da formaggio, verdure, pesce e carne. Da Virgilio a Catone, da Ovidio a Plinio numerose sono le testimonianze nella letteratura latina della diffusione di questa piadina romana, chiamata ora liba, ora testuatim. La piadina dal Medioevo alla Romagna del Novecento Le invasioni barbariche influenzarono ma non mutarono sostanzialmente le abitudini alimentari delle popolazioni italiche. La piadina dunque sopravvisse, soprattutto come pane-focaccia dei ceti sociali più poveri. E' del 1371 la prima testimonianza scritta della nascita della piada intesa come oggi viene comunemente conosciuta. Nella Descriptio Romandiolae, il Cardinal Anglico, fissa per la prima volta la ricetta della piada della gente di romagna: "Si fa con farina di grano intrisa d'acqua e condita con sale. Si può impastare anche con il latte e condire con un po' di strutto". Il termine "piada" è stato successivamente ufficializzato da Pascoli il quale italianizzò la parola romagnola piè in piada, sarà sempre il Pascoli a definire il pane cotto sulla teglia "il pane nazionale dei romagnoli" istituendo un binomio indissolubile tra piadina e Romagna. |
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